All’università uno dei miei migliori amici, una volta mi disse: “Tu ha il cervello fatto a caselline”; è vero, se una cosa è fuori posto la noto, poi - a dispetto di quello che dice ogni tanto mia moglie - non ne faccio un dramma, il 90% delle volte noto, registro e lascio correre. Ma questa natura mi ha consentito, dal giorno in cui ho dovuto cambiare lavoro e (conseguentemente) ho dovuto cambiare vita, di far diventare questa caratteristica, una risorsa.
Fin dall’inizio, una delle cose che mi sono venute facili è stata quella di organizzare tutto, ma anche di fare in modo che altri potessero replicare; non è filantropia, è pigrizia. Poi - nel tempo - ho compreso la differenza tra fare qualcosa di ben organizzato e dover fare dei compromessi perché quella organizzazione fosse funzionali ad uno scopo di business: lo scopo di organizzare il lavoro non è l’organizzazione del lavoro, ma che il lavoro possa essere efficace ed efficiente.
Nel tempo tutto questo è diventata una reale best practice: il percorso è stato pieno di incidenti di cui porto ancora tante cicatrici, ma che sono il tesoro che porto nello zainetto tutte le mattine.
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